Yperios
Corporate fighting

Questo workshop fortemente innovativo offre la possibilità di un’esperienza unica e sfidante, in grado di aprire nuove prospettive. Esso propone lo studio e la sperimentazione di alcuni principi e tecniche di fondo che, comuni a tutti gli sport di combattimento, sono suscettibili di produrre profondi benefici nelle applicazioni alla direzione aziendale. Il combattimento presenta infatti molte analogie con situazioni “di confronto” tipiche della vita quotidiana; ancora più forti sono però le somiglianze con circostanze specifiche di ogni ambiente di business: negoziazioni, relazioni con colleghi, superiori, collaboratori, impegni stressanti, ecc. In effetti, le fasi che caratterizzano il combattimento si ritrovano nello svolgimento di qualunque transazione complessa tra due soggetti:

  • studio della controparte;
  • tattiche di “apertura”;
  • conduzione;
  • chiusura.

Come nelle transazioni di affari, anche nel combattimento si possono utilizzare “trucchi sporchi” e provocazioni; allo stesso modo, la differenza di prestanza fisica diventa una metafora della leva gerarchica.

Esistono diversi ottimi corsi per imparare a padroneggiare le tecniche utili a gestire relazioni o a far fronte a una trattativa; tuttavia, nessuno di questi affronta alcuni aspetti che, vitali nel combattimento, si rivelano utilissimi anche nella gestione delle relazioni con gli altri, nella conduzione di negoziazioni complesse e nell’affrontare situazioni particolarmente stressanti. Per afferrare fino in fondo la metafora proviamo a immaginare un momento prossimo al confronto fisico tra due persone. Come in una qualunque transazione deve essere in corso un conflitto di interessi, una differenza di vedute o comunque la volontà di una delle parti di prevalere sull’altra. La differenza è che il metodo di risoluzione non è quello della negoziazione, ma quello del combattimento; è una differenza sottile: quante volte siamo usciti da un Consiglio, un Comitato, una sessione di esami, un concorso, una qualunque riunione legata alla nostra professione, con la sensazione di aver vinto, o perso, una battaglia? E quante volte ci capita di aver paura di una controparte, perché ha più potere, perché è autorevole, o semplicemente perché più aggressiva, anche se non è in gioco lo scontro fisico?

L’arte del combattimento ci aiuta a capire, e quindi ad apprendere, alcuni elementi che, pur essendo potenzialmente di grande aiuto in tutte le situazioni di confronto, sono del tutto trascurati dai tradizionali corsi di formazione manageriale. Tali elementi sono invece molto approfonditi nello studio delle arti marziali e in tutti gli sport di combattimento (il termine “sport” è utilizzato a sproposito nel contesto marziale ma, sia pur malvolentieri, ci adattiamo a questa convenzione). Vediamo brevemente di cosa si tratta.

  • L’unità tra mente e corpo: il combattente non può permettersi di separare il momento del pensiero da quello dell’azione; paradossalmente non può neanche agire frettolosamente; è necessario quindi che sviluppi una totale integrazione tra mente e corpo, tale da permettergli di trasformare fluidamente la sue valutazioni e percezioni in azioni specifiche.
  • La concentrazione assoluta; durante un combattimento l’universo si riduce a sé stesso e all’avversario: la mente è capace di filtrare tutte le sollecitazioni che non sono utili al risultato finale. Molti sono capaci di concentrarsi: ma quanti sono in grado di farlo lucidamente in condizioni di particolare stress?
  • Il controllo delle emozioni: niente paura; niente odio; nessun risentimento; nessuna reazione emotiva; concentrazione totale sul presente, ma senza “attaccamento”; calma e determinazione; coraggio senza impudenza.
  • La postura: basta osservare con un po’ di attenzione per rendersi conto che molti di noi mantengono posizioni non corrette sia in piedi che da seduti. Oltre ai danni che ciò può provocare, dal punto di vista che qui interessa sottolineiamo che posture scorrette rendono meno efficaci gli interventi in pubblico; al solito, tuttavia, il mantenimento di una posizione fisiologicamente corretta e che infonda un senso di calma, tranquillità e sicurezza è generalmente più difficile da conseguire in condizioni di stress.
  • La respirazione, la cui importanza per il benessere fisico e mentale viene molto trascurata. È ben noto che la respirazione influenza tantissime funzioni volontarie e involontarie. Per questo, in molte culture orientali si sono sviluppate discipline che utilizzano tecniche particolari di respirazione come strumento essenziale per conseguire il controllo di mente e corpo. Tali discipline sono state riscoperte e vengono considerate utili in molte attività sportive. Nelle arti marziali, più che utili, esse sono vitali. Nelle situazioni di stress, di fatica, di forte emozione queste tecniche possono essere di grande aiuto per tutti.
  • La centralizzazione: questo è forse il concetto più difficile da spiegare senza esemplificarlo con la pratica. È importante, perché riassume di fatto tutti i precedenti. Proveremo quindi a spiegarlo per mezzo di un “esperimento mentale” (come faceva Einstein). Immaginiamo un’asse di legno, larga quindici centimetri e lunga una decina di metri, distesa su un pavimento. Non c’è bisogno di essere un equilibrista per riuscire a percorrerla tutta senza toccare il pavimento: chiunque, con un po’ di attenzione, può riuscirci. Ora immaginiamo la stessa asse sospesa, ad esempio, tra due edifici a trenta metri di altezza: quanti sarebbero in grado di percorrerla senza cadere? Eppure, la difficoltà “tecnica” è esattamente la stessa: le differenze sono solo nelle nostre teste. Ciò accade perché non siamo “centrati”: le nostre percezioni e paure influenzano le capacità motorie, si perde di lucidità, la respirazione segue lo stress e diventa affannosa. Centralizzazione è più di concentrazione totale: è focalizzazione di tutta la propria energia fisica e mentale verso uno scopo. Capacità tipica dei grandi combattenti, importante per tutti.

Questo workshop offre ai partecipanti tre utili possibilità:

  1. la prima è quella di vedere come gran parte delle tecniche di direzione possano essere interpretate e applicate in contesti apparentemente molto diversi;
  2. la seconda è quella di rendersi direttamente conto dell’efficacia che specifiche forme di allenamento, completamente trascurate nella maggior parte dei programmi di formazione direzionale, possono avere sulla propria attività professionale; si tratta di metodi che non richiedono né incontri di combattimento, né lunghe sessioni in palestra, ma solo l’applicazione consapevole e costante di pochi principi normalmente ignorati;
  3. infine, la terza è quella di sperimentare le proprie capacità in un microambiente controllato che replica metaforicamente almeno una parte del sistema di relazioni organizzative e interpersonali in cui siamo quotidianamente immersi, ricevendo indicazioni pratiche sulle possibilità di ampliarle e svilupparle.
Fasi del workshop

Illustrazione teorica:

  • concetti di centro, di “ki”, dei principi della respirazione, della centralizzazione e dell’estensione;
  • spiegazione dell’utilizzazione in condizioni di “confronto”: interventi in pubblico, partecipazioni a riunioni in ambienti “ostili”, conflitti con una o più persone.

Riscaldamento ed esercizi di base.

Esercizi di respirazione e concentrazione.

Illustrazione e pratica delle principali tecniche di respirazione:

  • il respiro per l’autosuggestione;
  • il respiro antistress;
  • il respiro per il portamento;
  • il respiro per aumentare la percezione.

Applicazione di tecniche di centralizzazione e controllo individuale.

Dimostrazione di tecniche di combattimento di base:

  • assetto;
  • concentrazione;
  • come trattare le provocazioni;
  • reagire ai “trucchi sporchi”;
  • atteggiamento con più avversari.

Pratica con istruttori qualificati.

De-briefing:

  • la metafora aziendale;
  • osservazioni generali sull’andamento dello stage;
  • discussione;
  • indicazioni per l’eventuale sviluppo.